lunedì 7 novembre 2011

un verso mancante

Si riapre il processo per l'assassinio di Pier Paolo Pasolini. In Italia, accade spesso che la verità e la giustizia abbiano tempi diversi. Arrivano le sentenze ma sono ben lontane dalla verità, nonostante questa sia spesso chiara ed evidente a tutti. Chi ha mai creduto che Pelosi, il bulletto di quartiere mingherlino possa avere massacrato da solo l'atletico poeta? Appunto, nessuno. Ma la verità è stata soffiata via da qualche oscuro suggeritore. Strana coincidenza anche per la strage di via D'amelio si è riaperto il processo, Scarantino poteva essere creduto solo da dilettanti e non dai professionisti dell'antimafia. Ma ci sono voluti decenni per capirlo. Un caso? L'Italia ha una lunga strada di sangue mai chiarita, una strada su cui è stata lastricata questa tremolante democrazia.
Si arriverà alla verità? Forse, ma che giustizia sarebbe dopo quasi un quarantennio? Giustizia e verità in democrazia dovrebbe camminare a braccetto. Appunto, in democrazia.
L'unica certezza è il vuoto intellettuale che la morte di Pasolini ha lasciato nel nostro paese.

sabato 22 ottobre 2011

senza cappuccio

A distanza di una settimana dalla manifestazione di Roma e dalla sua deriva violenta, alcune piccole considerazioni, fuori dalla retorica dilagante di questi giorni, possono essere esplicitate.
Prima, il dilettantismo degli organizzatori e soprattutto dei funzionari delle forze dell'ordine. Video, foto e testimonianze ci dimostrano che i "violenti" hanno avuto tempo per pianificare, organizzare sul campo e mettere in pratica tutta la devastazione perché intorno hanno lasciato fare, dolcemente...
Seconda, il clamore della violenza ha oscurato la manifestazione e le idee che ciascun partecipante sentiva di dover condividere. Così la politica democratica esce sconfitta a vantaggio della vuota scia che lascia la violenza. Se si vuole grossolanamente trovare un legame tra questa violenza e quella del terrorismo degli anni '70, la si può solo riscontrare nello spostamento di attenzione dai problemi sociali, economici e culturali che questi gruppi hanno ottenuto con il loro agire. Loro diventano il centro del dibattito politico mentre le giuste rivendicazioni finiscono schiacciate da questo perverso meccanismo.
Terza, la sinistra ancora una volta resta disorientata dagli eventi, testimone attonito, passando da dichiarazioni che profumano di dittatura giustizialista a inutili buonismi e spesso velate simpatie verso questi ragazzi. Sarebbe opportuno invece che, come suggerisce Vendola, si facesse carico della rabbia sociale di queste persone per costruire una autentica nuova prospettiva di ricostruzione politica e culturale nel nostro paese. La disperazione di chi non ha nulla o di chi non vede un futuro è cieca. E il numero di questo esercito di non vedenti cresce sempre più, fra l'ottusa indifferenza della classe politica che ci governa.
Quarta, la prossima manifestazione potrebbe essere l'ultima. Permanente, senza fine.

domenica 2 ottobre 2011

solite facce

Osservavo questi ultimi mesi di politica italiana e riflettevo: ma con quale faccia si ripresenteranno alle prossime elezioni? Una lunga lista di uomini e donne che nel loro piccolo sono esempi di  stili di politica che dovrebbero scomparire di morte naturale. I comprati, i venduti, i nominati e gli inetti.
Un volto, nessun voto. Ma poi pensavo, non sarà così. Si ricandideranno, ognuno nel loro orticello politico e, come per una inspiegabile alchimia, saranno ancora lì, presenti a timbrare il loro dorato cartellino, con la solita faccia. Come se nulla fosse accaduto. Impresentabili e rieletti.
Ma la faccia che vorrei vedere è quella di chi dentro l'urna avrà il coraggio di eleggerli, con o senza preferenza. La faccia di chi è, nel suo piccolo, responsabile di questo disastro senza fine.

sabato 24 settembre 2011

la parola al popolo

Il prossimo anno si andrà a votare per il nuovo sindaco di Catania, città devastata, mutilata e ritornata prepotentemente in mano all'affarismo e alla mafia, piccola o grande che sia oggi.
La politica dell'immobilismo, del far vedere poco o il meno possibile, ha comportato un arretramento continuo della città e dei suoi cittadini, con buona pace di chi aveva il dovere di scuotere le coscienze e di organizzare una proposta d'opposizione. Tutto tace, persino a pochi mesi dall'inizio della campagna elettorale.
La proposta di questa redazione è semplice. Iniziare a chiedere, sin da adesso, ai cittadini quale programma costruire per il rilancio della città e quale uomo/uomini per portarlo a termine.
Nomi e idee. Cose semplici, complesse per chi da troppo tempo per connivenza, sfiducia o rassegnazione ha fatto un passo indietro, politico ma principalmente di civiltà e di civismo.
Cerchiamo uomini e proposte, con l'aiuto dei nostri lettori, col passaparola. Da proporre e pretendere quando inizieranno a bussare alle nostre porte a chiedere un voto. L'unico che possediamo, quello libero.

giovedì 25 agosto 2011

annuvolamenti

Si sente il bisogno di poesia, di sogni di poeti che avrebbero vissuto con crescente sofferenza questi giorni. Ninetto, Totò e tutta la forza dirompente di una poesia scritta che attraverso il tempo con parole e immagini eterne. E' proprio tempo di poesia.